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    October 10

    sciopero del 17 ottobre comunicato compagni usi-liguria

    LA CRISI FINANZIARIA

    I SOLITI PERDONO, I SOLITI GUADAGNANO...

    Un po' di storia recente

    La società Fanny Mae fu istituita, durante il New Deal, dal governo federale allo scopo di agevolare la concessione di mutui a chi intendesse comprare una casa. Nel 1968 Fanny Mae fu privatizzata. Nei tardi anni '90, sotto Clinton, le regolamentazioni sui prestiti furono rese meno strette allo scopo di rendere più facile l'ottenere mutui. Il meccanismo di base era semplice: Fanny Mae acquistava i mutui (detti sub-prime) dai creditori che li avevano emessi (diventando quindi essa stessa il creditore), e li confezionava in pacchetti azionari garantiti da mutui; questi pacchetti (prodotti derivati) potevano essere acquistati da chiunque desiderasse investire sul mercato secondario dei sub-prime. La dilatazione della concessione dei mutui anche a chi non aveva garanzie da offrire, la gran mole di prodotti derivati immessa sul mercato, l'insolvenza crescente di molti debitori a seguito dell'incalzante crisi economica hanno provocato l'esplodere della "bolla speculativa" sub-prime, coinvolgendo, l'una dopo l'altra, le maggiori istituzioni finanziarie americane.


    La crisi finanziaria

    La crisi dei prodotti derivati dei sub-prime americani sta producendo oggi tutti i danni che era possibile immaginare. I più grandi istituti finanziari americani (banche d'affari, istituti di credito, compagnie assicurative, ecc.) stanno crollando, uno a uno, come in un castello di carte. Fallimenti (Leham Brothers) e salvataggi disperati (Freddie Mac, Fannie Mae, Bear Stearns, Merryll Linch) da parte del tesoro americano (vere e proprie statalizzazioni) o della Bank of America, un piano federale da 850 miliardi di dollari (il piano Paulson, che scaricherà i suoi costi sui contribuenti americani) per riassestare la situazione finanziaria, la dicono lunga sull'entità del tracollo.

    L'Europa stessa comincia a subire i contraccolpi della crisi, propagatasi con i prodotti derivati e alimentata dalla mancanza di liquidità. A parte il crollo a picco delle varie borse (contagiate dall'andamento disastroso di Wall Street), anche potenti istituzioni bancarie e finanziarie europee (persino l'insospettabile UBS svizzera) subiscono perdite secche (ultima vittima, in odore di fallimento, la tedesca Hypo Real Estate). Così come la nostrana Unicredit, spacciatrice dei titoli e prodotti Merryll Linch.

    Alcune riflessioni

    Al di là della drammaticità della situazione, della quale non è facile prevedere gli sviluppi e l'impatto che avrà sulla nostra situazione, vengono spontanee alcune riflessioni:

    il rapporto finanza-economia reale non è totale, tuttavia le crisi finanziarie si traducono inevitabilmente in crisi generali. Anche in questo caso gli effetti del crack finanziario, in particolare la crisi di liquidità e la stretta creditizia si sono riversate su un'economia già in fase recessiva e ne hanno amplificato la tendenza alla stagflazione (inflazione + stagnazione). Questo negli USA, come in Europa e, potenzialmente, nel resto del mondo, compreso gli iperproduttivi giganti asiatici (India e Cina).

    il liberismo selvaggio si è suicidato. Le teorie della libera iniziativa e del libero mercato come unici regolatori dell'economia mostrano tutti i loro limiti e la loro impotenza ad arginare le crisi cicliche del capitalismo. Si ricorre perciò alle nazionalizzazioni e all'intervento diretto dello Stato nell'economia, che sembravano ormai solo un retaggio del socialismo reale. Il capitalismo però sopravvive... alla faccia di quelli che vedevano nel neoliberismo il nemico assoluto e non c'è motivo di pensare che diventerà più "umano".

    la mondializzazione mostra - in negativo - tutte le sue potenzialità di volano di crisi devastanti. Alla libera circolazione delle merci si possono opporre dazi protettivi; a quella degli uomini, confini militarizzati, a quella della forza-lavoro, leggi; a quella dei capitali, regole; ma a quella delle crisi nulla si può opporre... vera e propria merce virtuale globale, viene esportata in abbondanza.

     

    La nostra crisi

    Ma veniamo alle cose di casa nostra. Chi colpisce la crisi? Innanzitutto gli speculatori e gli affaristi colpiti dalla crisi borsistica (non quelli grandi, che anzi troveranno ulteriori occasioni di guadagno), ma ciò non può che rallegrarci; poi i piccoli investitori e i risparmiatori strappati alla loro illusione di trovare la "nicchia giusta" per tutelarsi dall'inflazione; infine la gran massa dei lavoratori che subisce (e subirà) attacchi sempre più pesanti e da molteplici direzioni.

    In maniera diretta, con la polverizzazione di eventuali piccoli risparmi, oppure con il crollo dei fondi a cui il 30% dei lavoratori ha affidato il proprio TFR (grazie agli interessati consigli di delinquenti di ogni sorta) e che negli ultimi tempi hanno perso dall'1 al 3% (a fronte di una rivalutazione del 3% dei TFR lasciati in azienda).

    In modo indiretto, ma egualmente dirompente, sui salari e le condizioni di lavoro. Marcegaglia, presidentessa di Confindustria, lancia l'allarme e annuncia che le aziende italiane non "crescono" perché patiscono per la crisi di liquidità e, soprattutto, per la conseguente restrizione del credito alle imprese e chiede aiuto al governo (alla faccia del liberismo e del rischio d'impresa!). Comunque finisca, quello che è certo è che la crisi delle imprese, la loro mancata crescita e il ristagno degli utili verranno scaricati (come è sempre successo) sui lavoratori, per garantire la continuità e la crescita dei profitti.

    Ciò vuol dire legare sempre più strettamente i salari alla produttività, magari, come nel caso Alitalia, addirittura tagliandoli con una vaga promessa di recupero.

    Ciò vuol dire colpire ancora l'occupazione, tagliando gli organici e bloccando il turn-over a favore di un'estensione ancora maggiore del lavoro precario e di quello in nero.

    Ciò vuol dire ritmi di lavoro sempre più alti e in condizioni sempre peggiori a scapito di ogni più elementare norma di sicurezza.

    Ciò vuol dire tagliare sempre di più i servizi pubblici, impoverendoli a favore di quelli privati, come sta facendo la ministra Gelmini nella scuola.

    Ciò vuol dire assumere come unici interlocutori i compiacenti e collaborativi sindacati di stato (Cgil, Cisl, Uil, magari con l'aggiunta dell'Ugl), negando ai sindacati di base, ma soprattutto ai lavoratori in prima persona, la possibilità di essere realmente rappresentati.

    Come difendersi?

    Opporsi a tutto questo è sempre più necessario. Sono in gioco, sempre più, le condizioni di vita nostre e di milioni di lavoratori, se non addirittura quelle di una semplice sopravvivenza.

    Non possiamo dunque che ribadire gli obiettivi minimi di una lotta generalizzata che più volte abbiamo enunciato:

    DIFESA DEI SALARI TRAMITE AUMENTI SGANCIATI DALLA PRODUTTIVITA' E DALLO STRAORDINARIO

    DIFESA DELLE PENSIONI E GRATUITA' ED EFFICIENZA DEI SERVIZI SOCIALI

    SICUREZZA SUL LAVORO AFFIDATA AL CONTROLLO DIRETTO DEI LAVORATORI E NON A LEGGI FANTASMA

    ASSUNZIONE A TEMPO INDETERMINATO PER TUTTI I LAVORATORI PRECARI E IN NERO

    che sono la nostra piattaforma rivendicativa per lo:

    SCIOPERO GENERALE DEL 17 OTTOBRE INDETTO DAL SINDACALISMO DI BASE

    MA CHE NON DEBBONO ESSERE DISGIUNTI DALLA PRESA DI COSCIENZA CHE UN'ALTRA SOCIETA' E' POSSIBILE;

    UNA SOCIETA' DOVE FINANZA E CRISI, PROFITTI E SPECULAZIONI, SFRUTTAMENTO E MISERIA, CAPITALISMO E AUTORITA' NON ABBIANO CITTADINANZA;

    UNA SOCIETA' DI LIBERI E UGUALI, FONDATA SU UNA ECONOMIA DEI PRODUTTORI, SULLA SOLIDARIETA' E SUL MUTUO APPOGGIO.

    CERTO OGGI PUO' SEMBRARE UTOPIA, MA SE LA CONSAPEVOLEZZA DELLA SUA NECESSITA' SI ESTENDERA', GIA' DOMANI POTREBBE NON ESSERLO PIU'.

    USI Liguria

    October 09

    solidarietà al compagno tonino

    Il gruppo Anarchico Gaetano Bresci esprime tutta la sua solidarità al compagno Tonino, ritenendo il provvedimento cautelare a suo carico solo un atto intimidatorio nei confronti di quanti lottano e dedicano la propria esistenza per difendere diritti, territorio e soprattutto libertà.
    Come sempre il potere istituito, sedicente democratico, dimostra di essere terrorizzato dalla forza e dalla volontà di emancipazione del popolo.
    Tralasciando la questione dei tanti provvedimenti caduti a pioggia su coloro che hanno partecipato ai motti di pianura senza distinzione di movente ideologico (Tonino è un compagno anarchico, e certamente è lontano dalle logiche mafiose che hanno "messo il cappello" sul movimento) non resta che trarre una sola conclusione: Terrorizzato dalla forza rivoluzionaria di chi prende coscienza di sè e scende in piazza a dimostrare che è arrivato il momento di porre fine a questa supina sottomissione al potere, Lo Stato crede di poter intimorirci con questi dimostrativi atti repressori, ignorando la nostrà volontà di morire piuttosto che arretrare.

    SOLIDARIETA' A TONINO E A QUANTI LOTTANO PER DIFENDERE IL PROPRIO TERRITORIO!!!


     Movimento Anarchico Gaetano Bresci
              -pignataro maggiore-

    October 08

    comunicato unicobas

    - COMUNICATO STAMPA DEL 7 OTTOBRE 2008 –

     

    IL GOVERNO SFIDA IL MONDO DELL’ISTRUZIONE, ESPRESSOSI PLEBISCITARIAMENTE COL NOSTRO SCIOPERO DEL 3 OTTOBRE E NELLE PIAZZE CONTRO LA GELMINI, QUINDI BLINDA E FA PASSARE IL DECRETO CHE AFFOSSA LA SCUOLA PUBBLICA

     

    Una vergogna per il Paese: con la fiducia su questo decreto si procede verso lo smantellamento della scuola elementare (quinta nel mondo per qualità), negando ad una società quantomai complessa e multietnica la risorsa del tempo pieno. D’ora in avanti verranno garantite solo 24 ore settimanali, rendendo assolutamente precario l’ottenimento dell’offerta formativa nel pomeriggio. Le famiglie meno abbienti e con entrambi i coniugi che lavorano verranno spinte verso le scuole private, oppure verrà proposta loro una sorta di dopo-scuola comunale (magari a pagamento), dove al posto dell’unitarietà didattica del tempo pieno troveranno il più delle volte un contrattista non abilitato incaricato di far fare agli alunni i “compitini” assegnati loro dal “maestro unico” della mattina. Torniamo al dopo-guerra, quando i maestri abilitati erano pochi, ma questa volta solo per fare cassa a scapito del futuro del Paese, tagliando 87.500 cattedre e 40.000 posti di amministrativi, tecnici ed ausliari. Viene così eliminato del tutto il diritto all’assunzione maturato da centomila precari già utilizzati (e sfruttati) da 10 o 15 anni su cattedre e posti vacanti sui quali non s’è dato luogo ad assunzioni.

    Una vergogna anche per certa “opposizione” e per il resto del mondo sindacale della scuola, il quale, perché connivente (SNALS, UIL, Gilda), o per mera politica di bottega (CGIL  e COBAS), pur di fronte ad un’emergenza ed un’urgenza così drastica ed impellente, ha preferito tergiversare piuttosto che scioperare e manifestare con noi il 3 ottobre scorso, quando, invece del (pur molto significativo 20%) avremmo potuto insieme superare agevolmente (almeno) il 60% di adesioni! La maggior parte di queste organizzazioni, ora, come i galli di Renzo, non sanno ancora se e quando scioperare, mentre i COBAS  si sono interstarditi sulla data del 17 ottobre, proclamata a giugno con sindacati del pubblico impiego e dell’Alitalia per il general-generico mondo del lavoro mentre la scuola sta subendo l’attacco più pesante della storia repubblicana. Dovevano mobilitare i propri iscritti PRIMA che il decreto venisse approvato: partoriranno invece, forse, il topolino di un’azione di sciopero fuori tempo massimo. D’ora in avanti la loro immagine è definitivamente compromessa in categoria.

    Questo decreto nefando apre peraltro la strada all’affossamento definitivo anche del resto della scuola pubblica italiana. Le altre trovate di Tremonti, ministro unico, e dell’esecutrice Gelmini, sono infatti la trasformazione della scuola dell’Infanzia in una succursale degli asili-nido (con l’obbligo di tenere alunni la cui bassissima età è fuori-targhet), l’eliminazione del tempo prolungato alle medie, la riduzione di una parte dei licei a 4 anni, il taglio drastico delle ore per materia su saperi forti (storia, geografia sociale, lettere...) essenziali per lo sviluppo del sapere critico, il taglio di quasi la metà del tempo scuola negli istituti Tecnici e Professionali, posti, con la libertà d’insegnamento, “a servizio” dell’impresa. Il tutto varrà il taglio di altre 80.000 cattedre e 20.000 posti ATA e, contrariamente rispetto alle asicurazioni di Berlusconi, la mobilità per il 12% del personale.

    E non è ancora tutto. Quello che la Gelmini non dice è scritto a chiare lettere nel disegno di legge firmato per il Governo dall’On. Valentina Aprea: ridicolizzazione dello specifico professionale e valutazioni impiegatizie effettuate discrezionalmente dai dirigenti scolastici a danno dei docenti (dirigenti che, previa abolizione dei concorsi, assumeranno discrezionalmente il personale); trasformazione delle scuole in “fondazioni”, rette da aziendalistici consigli di amministrazione e progressivamente alienate dal patrimonio pubblico (eliminazione dei consigli di istituo, oggi presieduti da un genitore). Di queste cose non parla nessuno, perché anche certa “opposizione” appoggia la trasformazione definitiva dei docenti in travet ed avversa invece l’unica strada per una scuola di qualità: l’aggancio all’Università, fuori dal pubblico impiego (e dal campo di vigenza del DL.  29/93, trappola introdotta con l’ausilio dei Confederali che ha ridotto i docenti italiani pressoché all’ultimo posto fra le retribuzioni scolastiche europee).

    Stefano d’Errico (Segretario nazionale – cell. 3355272588)

     
     

    DA UNICOBAS:VERGOGNA, PASSA IL DECRETO SCUOLA

     

    UNIcobas Scuola

    Sede nazionale:

    V. Tuscolana, 9 - 00182 Roma

    Tel., segr., fax: 0670302626 unicobas.rm@tiscali.it - http://www.unicobas.it

     

    October 02

    il caso di Emmanuel Foster

     
    RIPRODUCIAMO COMUNICATO SINDACALE PERMENSE GIUNTOCI DAL TAM TAM ON-LINE SULLA GRAVE VIOLENZA SUBITA A PARMA
     
     
    La gravità di quanto accaduto a Parma nei confronti di un giovane studente ghanese, Emmanuel Foster è tale che non ci si può fermare alla semplice denuncia.
    Assistiamo ormai periodicamente all'affiorare di episodi di brutale violenza, sfruttamento e razzismo che colpiscono i migranti che attraversano questa città vetrina.

    Il clima di odio razziale e di violenza che si vive in città è responsabilità diretta del Sindaco Vignali, tanto impegnato ad alimentare l'ossessione sicurezza, tanto poco impegnato a costruire politiche sociali degne di questo nome.
    Questo razzismo attraversa ormai tante città d'Italia, promosso dalla legge Bossi-Fini e dal più recente pacchetto sicurezza che favorisce l’equiparazione di migranti e criminali, mentre nulla fa per i permessi di soggiorno che non vengono rinnovati, per le case  che è impossibile affittare, per i ricongiungimenti impossibili da ottenere. A Parma come altrove questo razzismo si ammanta del più becero perbenismo di amministratori  incolti e gretti la cui unica preoccupazione è quella di offrire una città “ordinata” al crescente malessere sociale che colpisce in primis i lavoratori e le lavoratrici aggrediti da una condizione di precarietà fatta di bassi salari e di sfruttamento intensivo sul lavoro che si estende a macchia d'olio.
    Un razzismo che è tuttavia utile alle tante imprese che possono così beneficiare di uomini e donne facilmente ricattabili grazie alle vergognose leggi sull'immigrazione che legano rigidamente il permesso di restare in questa poco accogliente nazione all'esistenza di un contratto di lavoro.
    Ciò è ancora più clamoroso se si pensa che Parma è una città che, con la stessa facilità con cui ha rimosso il clamoroso crack finanziario di Parmalat, di cui le responsabilità sono bianchissime e italianissime,  si appresta a costruire un nuovo mostro inutile, la metropolitana, con dei costi sociali enormi.

    Una città governata con il manganello e il fischietto che non perdona chi si macchia di atti ignobili come gettare mozziconi di sigaretta e lattine  per terra o guidare la bicicletta usando il telefonino,  ma è clemente con i grandi interessi economici e finanziari.
    La condizione di paura e di ricatto in cui pretendono di ricacciare i migranti e le migranti di questa città non può essere in nessun modo tollerata, né taciuta.
    Occorre  costruire una risposta immediata,di mobilitazione contro le politiche repressive  di quest'amministrazione.
    A partire dai lavoratori e dalle lavoratrici migranti, dalla loro necessità di riprendersi la parola, per discutere e organizzare le risposte più adeguate a questa situazione sempre più opprimente.
    Una mobilitazione  in grado di connettersi al mondo del lavoro in generale, di parlare alla condizione dei lavoratori e delle lavoratrici italiani/e proprio perché la condizione del lavoro migrante è usata da “lor signori” per rendere tutti i lavoratori ricattabili, flessibili, precari, pronti a rispondere ai bisogni dell'impresa e  del mercato.
    Per queste ragioni il prossimo 18 ottobre vogliamo costruire una grande assemblea operaia dei lavoratori e delle lavoratrici migranti metalmeccanici di Parma.


    Parma,2 ottobre 2008

                                                                                           Sergio Bellavita
                                                                             segretario generale Fiom-Cgil Parma
    September 29

    documento finale del 70° consiglio dei delegati FDCA

    Ricostruire e radicare nel tessuto sociale e territoriale idee e
    percorsi di critica e lotta anticapitalista

    Come sempre, l’azione combinata degli Stati e del capitalismo
    internazionale diffonde insicurezza e miseria tra le classi lavoratrici,
    instabilità e terrore tra i popoli, colpendo in maniera tale da indurre
    uno stato perenne di crisi che ha il solo scopo di impedire qualsiasi
    riorganizzazione di una opposizione anticapitalista ed antimperialista e
    qualsiasi progettualità di liberazione e di solidarietà a livello dei
    singoli paesi ed a livello internazionale.

    Lo stato di guerra, che muove ormai eserciti ovunque gli interessi
    imperialisti confliggono, (come di recente nel Caucaso), porta morte e
    distruzione tra popoli resi nemici da materie prime e corridoi
    energetici su cui non hanno alcun potere decisionale e da cui non
    riceveranno alcun beneficio, salvo l’appello nazionalista del presidente
    e delle élites di Stato che sono stati chiamati a votare ed a cui hanno
    delegato la loro vana speranza di benessere.

    Il sisma finanziario che sta facendo crollare storiche cittadelle del
    capitalismo, ramificandosi tra gli istituti bancari e finanziari
    mondiali, porta impoverimento e miseria tra decine di milioni di
    lavoratori messi sul lastrico da banche ed agenzie di credito, su cui
    non hanno alcun potere decisionale e da cui non riceveranno alcuna
    restituzione dei loro risparmi o piccoli investimenti, salvo
    l’intervento degli Stati teso a salvare non il risparmio popolare ma
    quello stesso sistema che essi hanno alimentato (vedi la Federal
    Reserve, la quale mentre si distribuivano mutui a pioggia ed il prezzo
    degli immobili raggiungeva quotazioni fuori dalla realtà, anziché
    frenare procedeva ad una riduzione continua dei tassi d'interesse
    portandoli sino all'1%, per paura che il mercato dei mutui e degli
    immobili subissero una contrazione ed il gioco venisse scoperto).

    Lo Stato, quindi, non è affatto il salvatore che ci protegge dal
    capitalismo malato, dopo averne garantito la rapacità e la voracità,
    bensì garantirà liquidità monetaria alle istituzioni capitalistiche,
    prendendola dalle sue casse (cioè i soldi dei contribuenti, almeno di
    quelli che pagano le tasse). Il neoliberismo –come si sa- ha sempre
    contato sull’intervento dello Stato…, sulle privatizzazioni dei gioielli
    pubblici o sulla loro quotazione in borsa, come sul prestito per
    sostenere la metamorfosi necessaria alle banche di investimento per
    diventare banche commerciali, quindi abilitate a mettere le mani nei
    depositi dei clienti!

    E lo stesso Stato italiano -dalla privatizzazione con spezzatino di
    Telecom allo scippo del tfr nei fondi pensione (il Fonchim dei chimici e
    il Cometa dei metalmeccanici hanno in portafoglio obbligazioni Lehman
    Brothers per importi pari rispettivamente a 3.650.000 euro e 3.850.000,
    ed anche se l'incidenza sul patrimonio è dello 0,2%-0,1%, è evidente che
    di fronte ad ulteriori fallimenti tale percentuale aumenterà), alla
    svendita di Alitalia e lavoratori compresi- ha dimostrato
    invariabilmente la sua alleanza col grande capitale finanziario, con
    scelte sottratte a qualsiasi controllo da basso, senza che i lavoratori
    avessero potuto esercitare il controllo ed il potere decisionale sul
    loro posto di lavoro, sul salario e sulla pensione.

    L’azione combinata del governo di destra e del padronato sta irrigidendo
    le relazioni industriali, sta sigillando in una dimensione repressiva
    ogni istanza di opposizione sociale alle scelte di politica economica e
    sociale.

    In Italia, infatti, siamo di fronte ad un evidente *deperimento dei
    livelli di democrazia nel paese*, le cui espressioni sono rinvenibili a
    livello istituzionale e sociale:

    - nella concentrazione di potere nell’esecutivo, con conseguente
    tendenza autoritaria tramite il ricorso usuale ai decreti legge ed alla
    delegificazione

    - nel declino del potere legislativo del parlamento a semplice esercizio
    di ratifica dell’operato del governo e delle decisioni prese nelle alte
    stanze del potere, dove avviene la collusione e la connivenza tra
    l'esecutivo e le varie oligarchie economiche e la ricomposizione degli
    interessi dei vari settori della borghesia italiana

    - nell’attuale uso del parlamento contro il potere giudiziario

    - nella distruzione della rappresentanza delle minoranze a favore
    dell’omologazione degli interessi borghesi.

    Questa situazione ha di fatto reso marginale la strategia parlamentare
    come strumento di emancipazione delle classi popolari e reso
    evidentemente inutile la rincorsa alla rappresentanza degli interessi
    dei lavoratori per via elettorale e/o governativa.

    La dualità di poteri sul territorio determinata dall’espansione del
    potere amministrativo e del ricorso alla sussidiarietà verticale (UE) e
    orizzontale su regioni e macroregioni che indirizzano gli assetti
    economico-finanziari-occupazionali- dei servizi, laddove allo Stato
    restano da gestire le compatibilità di Maastricht e le contraddizioni
    sociali che ne derivano, conduce di fatto ad impedire la possibilità di
    organizzazione e partecipazione dal basso, sia in fase propositiva che
    vertenziale.

    *Il deperimento della democrazia e della partecipazione colpisce anche
    il mondo sindacale *attraverso**

    - la modifica degli assetti e dei rinnovi contrattuali senza
    consultazione preventiva dei lavoratori

    - l’emarginazione delle minoranze interne alla CGIL

    - l’emarginazione dell’opposizione sindacale di base

    Le riforma della contrattazione imposta da Confindustria punta ad
    accelerare questi processi spingendo per il pieno coinvolgimento del
    sindacato nella logica d’impresa (dai minimi tabellari nel CCNL
    all’indice di inflazione previsionale depurato, dalla durata di 3 anni
    dei contratti al congelamento del diritto di sciopero per 7 mesi durante
    le vertenze, dagli enti bilaterali alla contrattazione decentrata al
    ribasso) e per la decontrattualizzazione di fatto di migliaia di
    lavoratori delle pmi, dove il sindacato non è presente.

    In cambio della concentrazione e blindatura a livello verticistico della
    contrattazione e della scomparsa del suo carattere collettivo,
    universale e solidaristico, al sindacato vengono offerti enti bilaterali
    e garanzie di sopravvivenza, cercando di costringerlo a accellerare il
    percorso già in atto di trasformazione in agenzia di servizi. Il regime
    sanzinatorio per chi violasse le regole imposte dal documento di
    confindustria vuole siglare la fine di ogni autonomia delle
    organizzazioni sindacali e di qualsiasi azione dal basso nei posti di
    lavoro.

    Ma il deperimento della democrazia si manifesta anche attraverso la
    riduzione degli spazi di partecipazione grazie all’implementazione di:

    - politiche razziste che puntano alla persecuzione e criminalizzazione
    degli immigrati

    - politiche autoritarie che pretendono di risolvere con la forza le
    contraddizioni ambientali e di gestione del territorio, sia a scala
    locale (rifiuti, cave ecc) che a larga scala (basi militari, nucleare e
    energia in genere)

    - politiche di riduzione del reddito e induzione all’indebitamento che
    aumentano la ricattabilità della classe lavoratrice, spingendo alla
    ricerca di soluzioni individuali (aumento della produttività, doppio
    lavoro, straordinari, lavoro dopo la pensione) di fronte

    all’indebolimento e allo svuotamento delle contrattazioni collettive e
    delle lotte sindacali

    - politiche di distruzione della sfera pubblica e sociale, dalla scuola
    ai trasporti, dalla sanità alla previdenza.

    Anche il rigurgito del fascismo contribuisce alla riduzione degli spazi
    di democrazia colpendo e criminalizzando ogni minoranza etnica, di
    genere, politica.

    Infine l’attacco alle libertà etiche colpisce il diritto
    all’autodeterminazione riproduttiva, relazionale, di cura e di
    comportamenti individuali.

    Di fronte alla finzione della democrazia istituzionale, alla recinzione
    della democrazia sindacale, alla democrazia passiva nella società,
    occorre rilanciare la democrazia di base e dal basso, la democrazia
    diretta nel paese attraverso:

    - la difesa e la creazione di spazi collettivi di base, autogestiti, di
    confronto e di decisionalità nel territorio e nei posti di lavoro.

    - a livello politico si tratta di costruire relazioni tra
    organizzazioni, militanti ed attivisti, sulla base
    dell’auto-organizzazione, della reciproca legittimazione e della parità
    di rapporti, al fine di contribuire allo sviluppo dell’opposizione
    politica e sociale nei territori contro le scelte legislative,
    amministrative ed economiche che sostengono il neoliberismo. A tal fine
    è opportuno individuare filoni di lotta unificanti; è utile costruire
    reti antifasciste, antirazziste, antisessiste; coordinamenti ed
    associazioni di base che favoriscano la partecipazione popolare e di
    attivisti della lotta di classe, lo sviluppo di vertenze e di rapporti
    di forza alla base nel territorio;

    - a livello sindacale si tratta di sostenere un processo di aggregazione
    dell’opposizione interna alla CGIL, che parta dai luoghi di lavoro, dai
    delegati e dalle RSU;

    - di sostenere i processi di aggregazione sindacale, i più ampi
    possibili, del sindacalismo di base a partire dai luoghi di lavoro e dal
    territorio;

    - di costruire strutture autogestite sul territorio di confronto e di
    elaborazione, di controinformazione e di mobilitazione sindacale,
    trasversale alle singole appartenenze sindacali.

    - Di difendere il contratto collettivo nazionale collettivo di lavoro,
    il suo stretto rapporto con la contrattazione decentrata, di garantire
    gli spazi di democrazia e di decisionalità dei lavoratori nei luoghi di
    lavoro

    Per il protagonismo degli sfruttati e degli oppressi, per l’autonomia
    degli interessi immediati delle classi lavoratrici:

    ricostruire e radicare nel tessuto sociale e territoriale idee e
    percorsi di critica e lotta

    anticapitalisti;

    accumulare, formare e federare istanze ed esperienze potenzialmente
    rivoluzionarie per un progetto di società solidale e comunista,
    autogestita e libertaria.

    70° Consiglio dei Delegati della FdCA

    Cremona, 27 settembre 2008

     
     
     
    September 25

    campagna europea contro la Direttiva Europea delle 60 ore settimanali

    Le sinistre sindacali dell'Europa stanno raccogliendo le firme per chiedere alla CES (Confederazione Europea dei Sindacati) di trasformare l'azione simbolica di astensione dal lavoro di 15 minuti in un vero sciopero generale europeo contro la Direttiva Europea delle 60 ore settimanali. Il sito web http://www..net/xarxacontratancaments/  da un resoconto della campagna aggiornato.
     
    Di seguito il testo da sottocrivere, potere inviare l'adesione al mittente.
     

     

    RITIRO DELLA DIRETTIVA EUROPEA DELLE 60 ORE SETTIMANALI

     

    VOGLIONO FARCI TORNARE INDIETRO DI UN SECOLO

     

    Lo scorso 9 giugno, i ministri del Lavoro dell’Unione Europea, senza nessun voto contrario, hanno approvato una “proposta di modifica” dell’attuale Direttiva sul tempo di lavoro.

    Questa Direttiva autorizza gli stati membri a cambiare le proprie leggi per permettere l’allungamento della giornata settimanale di lavoro fino alle 60 ore (o 65 nel caso di settori come quello sanitario o i vigili del fuoco i cui riposi nei turni cessano di essere considerati tempo di lavoro). Siccome il limite delle 60 ore è, inoltre, una media trimestrale, l’orario reale potrebbe prolungarsi fino alle 78 ore. Nel caso di contratti di meno di 10 settimane non ci saranno neanche queste “limitazioni”.

    Questo brutale oltraggio vogliono portarlo a termine, inoltre, mediante accordi individuali lavoratore‑impresa, al di fuori degli accordi collettivi e della rappresentanza sindacale dei lavoratori, ciò che rappresenta un attacco frontale ad una delle maggiori conquiste della lotta dei lavoratori: il loro diritto alla rappresentanza e la contrattazione collettiva. Questa vergognosa Direttiva deve passare ora al Parlamento Europeo per la sua approvazione definitiva.

     

    Manifestiamo il nostro totale rifiuto della Direttiva

     

    Nel 1919, l’OIL ufficializzò la giornata massima di otto ore, dopo una lunga lotta del movimento operaio internazionale per le 8 ore giornaliere. Ora, vogliono farci retrocedere di più di un secolo, affibbiandoci di nuovo giornate "legali" da 10 ore e sei giorni per settimana. Gli stessi che ci vogliono allungare il tempo di lavoro vogliono anche che andiamo in pensione a 70 anni, ponendo nel nulla le conquiste sociali e privatizzando i servizi pubblici.

     

    La posta in gioco è alta. Per un sciopero generale di 24 ore il giorno 7 ottobre

     

    Con la Direttiva del tempo di lavoro, rischiamo un enorme arretramento e poniamo in gioco il futuro delle nuove generazioni di lavoratori. Un’aggressione di questa portata esige una risposta generale significativa in tutta l’Europa. Non bastano pressioni diplomatiche sui parlamentari o governi, né azioni testimoniali.

    Per questo, facciamo appello alla Confederazione Europea dei Sindacati (CES) affinché converta lo sciopero tra 5 e 15 minuti proclamato per il giorno 7 ottobre in uno Sciopero Generale Europeo di 24 ore, con grandi manifestazioni, per esigere, in nome della classe lavoratrice, l’immediato ritiro della Direttiva.

     

    Allo stesso tempo, esigiamo dagli europarlamentari il rifiuto totale della Direttiva e dal Governo che si esprima chiaramente contro la Direttiva e faccia appello al suo ripudio in tutta l’Europa.

     

    SINDACATO, SEZIONE SINDACALE, COMITATO DI IMPRESA, ORGANIZZAZIONE...

    September 23

    Riunione di Saldatura Presso Circolo Umanista

    aperta a tutti i sensibili che lottano contro le nocività di Torino e dintorni

    Mercoledì Ventiquattro  Settembre 2008
    ore 21:00
    Assemblea Organizzativa aperta a chi lotta contro le Nocività.
    Si discuterà di:
    -In Ottobre (Merc 15) a Torino ci sarà il processo a 2 Militanti NoTav
    Saldatura per quell’occasione sta organizzandosi…
    - Tav: situazione in Valsusa e a Torino
    - Grattacielo Intesa-San Paolo (www.nongrattiamoilcielo.org)
    - Tangenziale est (www.notangest.135.it)
    - Inceneritore di Settimo…ED ALTRO
    Ne discuteremo Presso

     

    Circolo Umanista

     

    Corso Toscana, 15Bis-Torino

    Mezzi pubblici:

    Tram Linea Tre e Nove

    Bus 72 e 72 Barr

      Saldatura Rete contro tutte le Nocività di Torino & dintorni
    http://saldatura.org/wordpress/

    http://www.notav-norepressione.it/wordpress/index.php
    

    September 19

    Episodio Grave a modena

    libera-modena
     
    Dopo forti e insistenti pressioni il Coordinamento contro l'autodromo ha
    > dovuto rinunciare all'uso della Tenda.
    > L'iniziativa prevista sabato 20 dalle ore 20 alle 24 consisteva
    > nell'esporre una Mostra Fotografica sullo sgombero di Libera e musica di
    > sottofondo.
    > Il problema sollevato dai burocrati del Comune è la presenza di Libera
    > all'interno dell'iniziativa.
    > Visto che la LINEA della giunta e del PD è quella di negare qualsiasi
    > manganellata o violenza durante lo sgombero l'ordine è non concedere più
    > spazi a Libera in città.
    > Come avevamo capito dalla brutalità dello sgombero e della demolizione
    > immediata dello stabile è iniziata una guerra a Libera, ovvero a chi ha
    > osato sfidare il potere che da più di 60 anni governa la città.
    > Che dire: sempre più squallidi, sempre più arroganti.
    > La lotta dovrà essere sempre più dura sia per aprire spazi di libertà
    > sia per cacciarli a calci nel culo.
    > Per Libera, Colby.
    September 17

    comunicato FAG - BOLIVIA-

    Solidarietà al popolo boliviano!
    In Bolivia si gioca il futuro dell'America Latina!


    Gli attuali avvenimenti in Bolivia lasciano un senso di allarme tra gli anarchici organizzati della FAG. Il problema non è la difesa di un governo con profilo nazionalista e radici indigeni. Il discorso è la difesa incondizionata della lotta popolare dei popoli latinamericani.

    E' dal 2003 che noi abbiamo e manteniamo contatti organici con i compagni boliviani, prima cioè della vittoria popolare nella "Guerra del Gas", prima della caduta di Gonzalo Sanchez de Losada, prima della caduta del presidente che lo ha succeduto, Carlos Mesa, e molto prima la vittoria elettorale del MAS.

    Già allora, era chiaro alla FAG che in Bolivia il gioco politico era duro, senza limiti legali o istituzionali. La lotta per la costruzione del Potere Popolare ha diversi aspetti e al momento il governo di Evo Morales e Álvaro Garcia Linera esprime la volontà popolare di riprendere la sovranità definitiva del suo territorio ancestrale. Evo non fa quello che vuole e nemmeno governa con i banchieri, come fa l'ex metalmeccanico Lula. Oggi il paese che ha battuto il neoliberismo decine di volte vede davanti a sé la sua più grande sfida. L'insieme di popoli e nazionalità ancestrali del'antico viceregno dell'Alto Perù, le società tradizionali quéchua, aymara, guaranì, tupì e decine di altri gruppi etnici, i discendenti viventi nel crogiolo delle città, l'eroica resistenza nelle miniere, dei cocaleros, de El Alto, di Cochabamba, la lotta da strada a strada a La Paz, tutto ciò ha sconfitto il nemico diverse volte. Questo popolo ha fatto
    dell'organizzazione del tessuto sociale, della pratica della giustizia comunale e delle alleanze di base il baluardo della sconfitta di un sistema di partiti politici marci, corrotti dalle esperienze delle privatizzazione degli anni '80; con pietre e dinamita ha sconfitto nelle piazze l'Esercito che operava sotto il comando del generale trafficante Hugo Banzer; nell'avanzo della pratica cooperativa, nega la presenza nefasta delle transnazionali del petrolio e derivati, tra cui l'odiosa presenza subimperialista brasiliano nel paese fratello.

    Ora la lotta è intestina e affronta l'oligarchia della cosiddetta Mezza Luna, dominante nei dipartimenti di Tarija, Beni, Pando e Chuquisaca e controllata dai latifondisti di soia ed i trafficanti di droga di Santa Cruz contro gli interessi del popolo. Il governo di Morales è uno degli obiettivi, ma questa gente mira alla distruzione dell'organizzazione popolare e delle alternative indigene, delle forme tradizionali e comunitarie di controllare la vita sociale, della riappropriazione popolare della proprietà del sottosuolo e delle risorse naturali. Questa lotta per l'autonomia non è altro che la volontà politica di un'oligarchia alleata alle transnazionali, un tentativo di colpo patrocinato dal Dipartimento di Stato, dalla CIA e dalla DEA e finanziato con il denaro rubato dal popolo boliviano. La moltitudine di uomini e di donne che lottano per "autonomia" sono, in gran parte, impiegati, propagandisti e galoppini elettorali di queste oligarchie. La
    situazione di disobbedienza civile e non governo in Bolivia è enorme. A sinistra, le proteste sociali stanno diventando sempre più dure e le rivendicazioni obbligano Morales a fare ciò che la maggior parte del popolo organizzato propone. Ma a destra, l'oligarchia che è anche emersa vittoriosa in occasione del referendum revocatorio dei governi nazionale e regionali, spiega tutte le sue forze nel caos, nella serrata e nel blocco economico. Non vogliono pagare le tasse al governo de La Paz, vogliono accaparrarsi le ricchezze nazionali, così come le banche succhiano il nostro PIL e la squallida burocrazia sciuppava il sangue della Pedevesa venezuelana prima della vittoria del popolo nell'aprile del 2002. Compagne e compagni, in Bolivia oggi si porta avanti una lotta contro l'oligarchia, una lotta che fa parte della guerra del popolo latinamericano contro le catene dell'imperialismo sotto il mantello macabro della globalizzazione.

    Bisogna chiarire qualcosa. Dobbiamo specificare che la FAG in quanto organizzazione non sostiene la difesa di qualsiasi governo di tipo statale o borghese. Il nostro sostegno è sempre per il processo realizzato dai popoli che rivendicano il retaggio bolivariana e artigista, è accanto alla volontà politica delle istituzioni sociali e degli organismi di base che combattono arduamente contro la crescente burocrazia in Venezuela e le vacillazioni tipiche dei leader carismatici, ma senza l'organicità e la dovuta obbedienza al popolo come fanno i veri militanti socialisti. Infine, la nostra lotta è accanto alla CONAIE (Confederación de Nacionalidades Indígenas de Ecuador) ecuadoriana, all'ANMCLA (Associación Nacional Medios Comunitarios, Libres y Alternatives) venezuelana, all'eroica COR (Central Obrero Regional) de El Alto ed a tutto il movimento popolare in Bolivia.

    L'impasse politica del governo Morales si dovrà risolvere andando al di là delle possibilità legali. Esiste una sinistra popolare molto più a sinistra rispetto a quella del recalcitrante vice presidente Linera ed i soliti burocrati, che oscillano tra le università latinamericane e governi con verniciatura nazionalista. A sinistra del MAS ci sono gli ex-guerriglieri del Movimento E.G. Pachakuti, c'è il Coordinamento Regionale de El Alto, ci sono le istituzioni sociali quali Giustizia Comunitaria, c'è un enorme tessuto sociale organizzato che non intende consegnare il paese e la terra ancestrale agli eredi di Cortés e Pizarro.


    Un'altra Battaglia di Ayacucho, un altro Risorgimento del 1809

    Nel 1809, il coraggio e la viriltà dei giovani boliviani non riconosceva le pretese di Carlotta Gioacchina di Borbone di poter governare i Vicereami. Questa decisione indicò la direzione della liberazione d'America nel cuore del Continente. La risposta realistica venne rapidamente, quando il governatore di Potosí, fedele al colonialismo, occupò militarmente le città ribelli. Nel 1824, nella Battaglia di Ayacucho, la reazione fu sconfitta, politicamente e militarmente. L'indipendenza politica non assicurò la liberazione dei popoli, con Potere Popolare, Autogestione e Federalismo Politico. Quasi 190 anni più tardi e si vive lo stesso scontro. La destra si scontra con l'avanzo del potere del popolo, la trasformazione dello Stato nazionale in uno spazio pubblico e sotto il controllo diretto, lo smantellamento degli apparati borghesi di regolamento sociale. Oggi tocca alla Bolivia; nel 2002 è stato la volta di Venezuela; tre volte negli ultimi 11 anni
    il popolo dell'Ecuador ha rovesciato un loro presidente; nel dicembre del 2001 Argentina ha sconfitto il neoliberismo e tutto il suo progetto di smantellare la vita sociale. Oggi la guerra dei popoli latinamericani cammina verso la loro liberazione nella Battaglia della Mezzaluna boliviana.

    Che l'oligarchia venga sconfitta!
    Che la CIA, la DEA ed il Dipartimento di Stato statunitensi vengano sconfitti!
    Che il popolo boliviano superino i limiti del governo nazionale e avanzino lungo la strada del Potere Popolare!
    Perché il neoliberismo e l'imperialismo sono la stessa immondizia!
    Perché il Potere Popolare nell'America Latina si costruisce nella lotta!
    Tutta la nostra solidarietà al popolo boliviano!
    Il futuro di questo paese fratello sarà quechua, aymara, guaranì, tupì e popolare o non sarà!
    L'America Latina non si arrenderà mai!
    Potere Popolare, Autogestione Sociale e Federalismo Politico!


    Porto Alegre, 13 settembre 2008

    Federação Anarquista Gaúcha (FAG) – Fórum do Anarquismo Organizado (FAO) – alleanza strategica con la Federazione Anarchica Uruguaya (FAU).


    Traduzione a cura di FdCA-Ufficio relazioni internazionali

    http://www.vermelhoenegro.org/fag


    September 16

    Roberto Fiore per i diritti umani dei Rom in Italia?

    ROMA, 16 SETTEMBRE 2008 - COMUNICATO STAMPA

    Il Parlamento europeo invia in Italia una delegazione per verificare
    la condizione del popolo Rom. Gruppo EveryOne: "E' una truffa, perché
    13 delegati su 20 sono italiani e sono presenti eurodeputati di
    estrema destra, come Fiore e Romagnoli. Più che un'ispezione, sarà un
    sostegno alle politiche intolleranti".

    Come già ufficializzato da qualche giorno, il Comitato per le Libertà
    Civili (LIBE) del Parlamento europeo ha deciso di inviare una
    delegazione a Roma, dal 18 al 20 settembre, per verificare la
    condizione dei Rom in Italia. Oggi è stato reso noto il programma
    delle tre giornate e la lista degli incaricati dell'ispezione. I nomi
    degli eurodeputati che faranno parte della delegazione ha destato
    incredulità da parte degli attivisti per i Diritti Umani. "Questa
    delegazione è una presa in giro e non rappresenta di certo l'Unione
    europea," commentano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini,
    Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "perché è composta per la maggior
    parte da eurodeputati italiani. Su 20 membri che visiteranno i campi
    Rom e incontreranno il ministro dell'Interno, membri del parlamento
    italiano e leader di Ong, fra le quali noi del Gruppo EveryOne, ben 13
    sono italiani. Ma non è tutto, perché fanno parte dellla delegazione
    che ha il compito di giudicare il grado di razzismo nei confronti dei
    Rom politici di estrema destra, come il capo di Forza Nuova Roberto
    Fiore e Luca Romagnoli, l'uomo che ha chiesto a gran voce l'esame del
    DNA per i bambini Rom e che ha formulato la proposta di deportare
    tutti i 'nomadi' - ladri e rapinatori, secondo lui - fuori
    dall'Italia".  Il Gruppo EveryOne ha inviato un messaggio di protesta
    nei confronti del Comitato per le Libertà Civili del Parlamento
    europeo. "E' una protesta formale che inviamo alle Istituzioni
    europee, manifestando la più grande preoccupazione verso una scelta
    che non può essere condivisa da nessun uomo che si batte per i diritti
    delle minoranze. Oltre a Fiore e Romagnoli, il Parlamento europeo
    affida l'indagine sull'antziganismo in Italia a Mario Borghezio,
    nemico giurato del popolo Rom e propugnatore del testo razzista
    intitolato "Preghiera dello Zingaro", cha annuncia camere a gas per i
    Rom. Quindi, Roberta Angelili di Alleanza Nazionale, paladina di una
    crociata contro i genitori Rom, 'sfruttatori di bambini', a suo dire.
    Si prosegue con Elisabetta Gardini, la cui avversione per i Rom è
    tanto forte da averla indotta a una posizione di critica violenta
    contro Famiglia Cristiana, definita 'cattocomunista' dopo i suoi
    editoriali che invitavano gli italiani a riscoprire la tolleranza. E
    ancora, con Stefano Zappalà, convinto sostenitore del rilievo delle
    impronte digitali dei bambini Rom. La delegazione che visiterà il
    'Casilino 900' e il campo 'Salone' di Roma non sarà certo obiettiva,
    ma, al contrario, rappresenta pienamente la destra italiana della
    'tolleranza zero' e non basta le presenza di uomini che si battono per
    i Diritti Umani, come Viktoria Mohacsi o Claudio Fava, per ritenerla
    un organo rappresentativo dell'Unione europea.  Ecco perché esprimiamo
    delusione e indignazione nei confronti della Comissione Libertà Civili
    del Parlamento europeo, oltre al sospetto che siano stati stipulati
    accodi politici svendendo la pelle dei Rom, che da secoli sono vittime
    di perversi giochi di potere". Ecco il programma delle tre giornate:
    giovedì 18, meeting con deputati e senatori italiani, seguito da un
    incontro con le Ong; venerdì 19 meeting con Roberto Maroni, seguito da
    meeting con i superprefetti e i sindaci di Milano, Roma e Napoli,
    quindi visita ai campi Rom; sabato, ritorno. "Ci auguriamo che la
    nostra protesta sia accolta e la visita (ma come chiamarla 'visita',
    visto che la delegazione è praticamente italiana?) rimandata,"
    concludono gli attivisti. "Il Parlamento europeo è ancora in tempo per
    rendersi conto dell'errore commesso ed evitare che una delegazione a
    maggioranza italiana e con numerosi membri vicini alle Istituzioni che
    hanno cancellato ogni diritto del popolo Rom, possa esprimere la voce
    dell'Unione europea, la stessa Unione europea che insegue un ideale di
    tolleranza, pacifica convivenza e vera civiltà".

    Per ulteriori informazioni:
    Gruppo EveryOne
    Tel: (+ 39) 334 8429527 - (+ 39) 331- 3585406
    www.everyonegroup.com/it :: info@everyonegroup.com
    September 15

    Denise e Boby: simboli involontari del razzismo che colpisce i Rom in Italia

     
     
    denise pipitone-thumb.jpg (105 KB)

    Milano, 12 settembre 2008. Denise Pipitone (nelle foto) e Boby: una
    bambina rapita quattro anni fa in Sicilia; un ragazzino Rom che appare
    a scadenza fissa sui quotidiani, a dimostrazione di come i Rom siano
    ladri, immorali e sfruttatori di minori. Denise viene avvistata
    diverse volte ogni anno, sempre in compagnia di fantomatiche Romnì.
    Probabilmente non è mai uscita dalla Sicilia, eppure è diventata il
    paradigma del più antico pregiudizio con cui sono demonizzati i Rom:
    il rapimento di bambini. Ogni volta, stampa e TV vanno a nozze con gli
    "avvistamenti": quali migliori occasioni per gettare fango razzista
    sul popolo più discriminato del mondo? Le smentite e gli esami del DNA
    non servono, perché il "gioco" fa
    Boby, secondo la stampa, sarebbe un bambino 'zingaro' maltrattato dai
    genitori-aguzzini e costretto a scippare - dal 2006 - i passanti in
    zona Stazione Centrale, a Milano. Di volta in volta, nei racconti
    delle autorità e della stampa, verrebbe legato, frustato, segregato,
    torturato con sigarette accese, preso a pugni e "calci in pancia".
    Nessuno, però, sa spiegare come mai il ragazzino, sistemato in
    accoglienti comunità alloggio e affidato ad amorevoli educatori per
    ben 46 volte (sic!), a Milano e fuori, sia sempre fuggito e tornato
    dai suoi "persecutori". Roberto Malini - EveryOne Group -
    info@everyonegroup.com

    September 12

    SERVITORI CRIMINALI


    Questa è una storia vera, un fatto grave realmente accaduto alcuni giorni fa in un paese teoricamente libero, democratico e civile come l’Italia. Non voglio criminalizzare tutte le istituzione ma quei servitori (o semplicemente servi) dello Stato che hanno commesso questi atti di violenza nei confronti di persone indifese compresi minorenni, non possono farla franca. Non posso accettare che continuino a condurre la vita di sempre nella certezza dell’impunità. Non si può accettare che tutto questo sia accaduta senza che nessuno muova un dito per ottenere giustizia.

    Vincenzo Caldarola

    Fatela girare, dopo averla letta, questa vergogna: tutta italiana.

    Doriana Goracci



    Si erano fermati fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare.
    Sono stati picchiati, sequestrati e torturati dai carabinieri per ore.
    La loro testimonianza

    Venerdì 5 settembre 2008, ore 12. Tre famiglie parcheggiano le roulotte nel piazzale delle giostre a Bussolengo [Verona]. Le famiglie sono formate da Angelo e Sonia Campos con i loro cinque figli [quattro minorenni], dal figlio maggiorenne della coppia con la moglie e altri due minori, infine dal cognato Cristian Udorich con la sua compagna e i loro tre bambini. Tra le roulotte parcheggiate c’è già quella di Denis Rossetto, un loro amico. Sono tutti cittadini italiani di origine rom.
    Quello che accade dopo lo racconta Cristian, che ha trentotto anni ed è nato a San Giovanni Valdarno [Arezzo]. Cristian vive a Busto Arsizio [Varese] ed è un predicatore evangelista tra le comunità rom e sinte della Lombardia. Abbiamo parlato al telefono con lui grazie all’aiuto di Sergio Suffer dell’associazione Nevo Gipen [Nuova vita] di Brescia, che aderisce alla rete nazionale «Federazione rom e sinti insieme».
    «Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili urbani – racconta Cristian – per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito ripartiti. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi cominciano a picchiarci, minorenni compresi».
    La voce si incrina per l’emozione: «Hanno subito tentato di ammanettare Angelo – prosegue Cristian – Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a chiedere aiuto urlando ‘non abbiamo fatto nulla’. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. ‘Stai zitta puttana’, ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta ‘altrimenti l’ammazziamo di botte’ mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti… Subito dopo sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto circa un metro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l’ora, le 14,05, e ho chiamato il 113 chiedendo disperato all’operatore di aiutarci perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati nella caserma di Bussolengo dei carabinieri».
    «Appena siamo entrati,erano circa le due – dice Cristian – hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo’. Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana’, cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte».
    Continua il racconto Giorgio, che ha diciassette anni ed è uno dei figli di Angelo: «Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un’ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi.
    Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino.
    Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino’».
    Alle 19 circa, dopo cinque ore, finisce l’incubo e tutti vengono rilasciati, tranne Angelo e Sonia Campos e Denis Rossetto, accusati di resistenza a pubblico ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essere rilasciati, sono trasferiti alla caserma di Peschiera del Grada per rilasciare le impronte. Cristian con la compagna e i ragazzi vanno a farsi medicare all’ospedale di Desenzano [Brescia].
    Sabato mattina la prima udienza per direttissima contro i tre «accusati», che avevano evidenti difficoltà a camminare per le violenze. «Con molti familiari e amici siamo andati al tribunale di Verona – dice ancora Cristian – L’avvocato ci ha detto che potrebbero restare nel carcere di Verona per tre anni». Nel fine settimana la notizia appare su alcuni siti, in particolare Sucardrom.blogspot.com.
    La stampa nazionale e locale non scrive nulla, salvo l’Arena di Verona.
    La Camera del lavoro di Brescia e quella di Verona, hanno messo a
    disposizione alcuni avvocati per sostenere il lavoro di Nevo Gipen.

    di Gianluca Carmosino (Carta)

    u.s.a. suicide

    IMPORTANTE NOTIZIA SUI SUICIDI TRA LE TRUPPE S.U.A.

    11 settembre 2008

    Fonte (CMKP)

     E’ stata data la notizia secondo cui 16 soldati degli Stati Uniti d’America si sono suicidati in Iraq

    Appartenevano ad una unità della Divisione Aerotrasportata ed i fatti sono avvenuti in una base militare in Iraq.

    Dato che la notizia viene da fonti della sicurezza SUA, o si tratta di una strage tra soldati, (simile a quelle avvenute in Italia a Ravenna in una caserma dei Carabinieri od a Bolzano in un carcere tra le guardie carcerarie) oppure del risultato di un attacco della resistenza. Ma potrebbe anche essere una rivolta di massa alle forme di controllo mentale applicate per ragioni di guerra dai comandi sui soldati di truppa.

    Comunque secondo la stessa fonte, 21 soldati americani si sarebbero suicidati in una base aerea dell’Iraq il 10 agosto, secondo  quanto riportava la Fars News Agency lunedi’ scorso.

    Sarebbero stati 21 i soldati trattenuti in ospedale e solo 5 sarebbero sopravvissuti. Si parla di potenti narcotici quale causa di morte.

    Questi suicidi potrebbero essere causati dall’aver partecipato al massacro di numerose famiglie Iraqi comprese donne e bambini, avvenuto a nord di Baghdad, dice un ufficiale dell’Iraq, Ali al-Baghdadi.

    I suidici sarebbero avvenuti nel dormitorio durante l’ora di pranzo.

    I corpi delle vittime erano consunti come fossero delle mummie, dice un testimone.

    Secondo stime delle fonti ufficiali  in Iraq,  circa 600 soldati si sarebbero suicidati in Iraq dal 2003.

    QUESTE NOTIZIE NON VENGONO INSERITE NELLE PRIME PAGINE DEI GIORNALI ITALIANI, E NEMMENO QUELLE SULLE DECINE DI MIGLIAIA DI SOLDATI USA CHE VANNO DISERTORI.

    September 10

    Verona - Carabinieri massacrano famiglie di origine rom

    Verona - Carabinieri massacrano famiglie di origine rom

      fonte: Carta del 10 settembre 2008
    Si erano fermati fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare. Sono stati picchiati, sequestrati e torturati dai carabinieri per ore. La loro testimonianza
    Venerdì 5 settembre 2008, ore 12. Tre famiglie parcheggiano le roulotte nel piazzale delle giostre a Bussolengo [Verona]. Le famiglie sono formate da Angelo e Sonia Campos con i loro cinque figli [quattro minorenni], dal figlio maggiorenne della coppia con la moglie e altri due minori, infine dal cognato Cristian Udorich con la sua compagna e i loro tre bambini. Tra le roulotte parcheggiate c’è già quella di Denis Rossetto, un loro amico. Sono tutti cittadini italiani di origine rom.
    Quello che accade dopo lo racconta Cristian, che ha trentotto anni ed è nato a San Giovanni Valdarno [Arezzo]. Cristian vive a Busto Arsizio [Varese] ed è un predicatore evangelista tra le comunità rom e sinte della Lombardia. Abbiamo parlato al telefono con lui grazie all’aiuto di Sergio Suffer dell’associazione Nevo Gipen [Nuova vita] di Brescia, che aderisce alla rete nazionale «Federazione rom e sinti insieme». «Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili urbani – racconta Cristian – per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito ripartiti. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi cominciano a picchiarci, minorenni compresi».
    La voce si incrina per l’emozione: «Hanno subito tentato di ammanettare Angelo – prosegue Cristian – Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a chiedere aiuto urlando ‘non abbiamo fatto nulla’. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. ‘Stai zitta puttana’, ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta ‘altrimenti l’ammazziamo di botte’ mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti… Subito dopo sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto circa un metro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l’ora, le 14,05, e ho chiamato il 113 chiedendo disperato all’operatore di aiutarci perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati nella caserma di Bussolengo dei carabinieri». «Appena siamo entrati,erano circa le due – dice Cristian – hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabini