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Collettivo-libertario "Carlo Giuliani"luogo di comunicazione anarco-comunista
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albo collettivo "C. Giuliani"
October 10 sciopero del 17 ottobre comunicato compagni usi-liguriaLA CRISI FINANZIARIA I SOLITI PERDONO, I SOLITI GUADAGNANO...
Un po' di storia recente La società Fanny Mae fu istituita, durante il New Deal, dal governo federale allo scopo di agevolare la concessione di mutui a chi intendesse comprare una casa. Nel 1968 Fanny Mae fu privatizzata. Nei tardi anni '90, sotto Clinton, le regolamentazioni sui prestiti furono rese meno strette allo scopo di rendere più facile l'ottenere mutui. Il meccanismo di base era semplice: Fanny Mae acquistava i mutui (detti sub-prime) dai creditori che li avevano emessi (diventando quindi essa stessa il creditore), e li confezionava in pacchetti azionari garantiti da mutui; questi pacchetti (prodotti derivati) potevano essere acquistati da chiunque desiderasse investire sul mercato secondario dei sub-prime. La dilatazione della concessione dei mutui anche a chi non aveva garanzie da offrire, la gran mole di prodotti derivati immessa sul mercato, l'insolvenza crescente di molti debitori a seguito dell'incalzante crisi economica hanno provocato l'esplodere della "bolla speculativa" sub-prime, coinvolgendo, l'una dopo l'altra, le maggiori istituzioni finanziarie americane.
La crisi dei prodotti derivati dei sub-prime americani sta producendo oggi tutti i danni che era possibile immaginare. I più grandi istituti finanziari americani (banche d'affari, istituti di credito, compagnie assicurative, ecc.) stanno crollando, uno a uno, come in un castello di carte. Fallimenti (Leham Brothers) e salvataggi disperati (Freddie Mac, Fannie Mae, Bear Stearns, Merryll Linch) da parte del tesoro americano (vere e proprie statalizzazioni) o della Bank of America, un piano federale da 850 miliardi di dollari (il piano Paulson, che scaricherà i suoi costi sui contribuenti americani) per riassestare la situazione finanziaria, la dicono lunga sull'entità del tracollo. L'Europa stessa comincia a subire i contraccolpi della crisi, propagatasi con i prodotti derivati e alimentata dalla mancanza di liquidità. A parte il crollo a picco delle varie borse (contagiate dall'andamento disastroso di Wall Street), anche potenti istituzioni bancarie e finanziarie europee (persino l'insospettabile UBS svizzera) subiscono perdite secche (ultima vittima, in odore di fallimento, la tedesca Hypo Real Estate). Così come la nostrana Unicredit, spacciatrice dei titoli e prodotti Merryll Linch.
Alcune riflessioni
Al di là della drammaticità della situazione, della quale non è facile prevedere gli sviluppi e l'impatto che avrà sulla nostra situazione, vengono spontanee alcune riflessioni:
il rapporto finanza-economia reale non è totale, tuttavia le crisi finanziarie si traducono inevitabilmente in crisi generali. Anche in questo caso gli effetti del crack finanziario, in particolare la crisi di liquidità e la stretta creditizia si sono riversate su un'economia già in fase recessiva e ne hanno amplificato la tendenza alla stagflazione (inflazione + stagnazione). Questo negli USA, come in Europa e, potenzialmente, nel resto del mondo, compreso gli iperproduttivi giganti asiatici (India e Cina).
il liberismo selvaggio si è suicidato. Le teorie della libera iniziativa e del libero mercato come unici regolatori dell'economia mostrano tutti i loro limiti e la loro impotenza ad arginare le crisi cicliche del capitalismo. Si ricorre perciò alle nazionalizzazioni e all'intervento diretto dello Stato nell'economia, che sembravano ormai solo un retaggio del socialismo reale. Il capitalismo però sopravvive... alla faccia di quelli che vedevano nel neoliberismo il nemico assoluto e non c'è motivo di pensare che diventerà più "umano".
la mondializzazione mostra - in negativo - tutte le sue potenzialità di volano di crisi devastanti. Alla libera circolazione delle merci si possono opporre dazi protettivi; a quella degli uomini, confini militarizzati, a quella della forza-lavoro, leggi; a quella dei capitali, regole; ma a quella delle crisi nulla si può opporre... vera e propria merce virtuale globale, viene esportata in abbondanza.
La nostra crisi
Ma veniamo alle cose di casa nostra. Chi colpisce la crisi? Innanzitutto gli speculatori e gli affaristi colpiti dalla crisi borsistica (non quelli grandi, che anzi troveranno ulteriori occasioni di guadagno), ma ciò non può che rallegrarci; poi i piccoli investitori e i risparmiatori strappati alla loro illusione di trovare la "nicchia giusta" per tutelarsi dall'inflazione; infine la gran massa dei lavoratori che subisce (e subirà) attacchi sempre più pesanti e da molteplici direzioni.
In maniera diretta, con la polverizzazione di eventuali piccoli risparmi, oppure con il crollo dei fondi a cui il 30% dei lavoratori ha affidato il proprio TFR (grazie agli interessati consigli di delinquenti di ogni sorta) e che negli ultimi tempi hanno perso dall'1 al 3% (a fronte di una rivalutazione del 3% dei TFR lasciati in azienda).
In modo indiretto, ma egualmente dirompente, sui salari e le condizioni di lavoro. Marcegaglia, presidentessa di Confindustria, lancia l'allarme e annuncia che le aziende italiane non "crescono" perché patiscono per la crisi di liquidità e, soprattutto, per la conseguente restrizione del credito alle imprese e chiede aiuto al governo (alla faccia del liberismo e del rischio d'impresa!). Comunque finisca, quello che è certo è che la crisi delle imprese, la loro mancata crescita e il ristagno degli utili verranno scaricati (come è sempre successo) sui lavoratori, per garantire la continuità e la crescita dei profitti.
Ciò vuol dire legare sempre più strettamente i salari alla produttività, magari, come nel caso Alitalia, addirittura tagliandoli con una vaga promessa di recupero.
Ciò vuol dire colpire ancora l'occupazione, tagliando gli organici e bloccando il turn-over a favore di un'estensione ancora maggiore del lavoro precario e di quello in nero.
Ciò vuol dire ritmi di lavoro sempre più alti e in condizioni sempre peggiori a scapito di ogni più elementare norma di sicurezza.
Ciò vuol dire tagliare sempre di più i servizi pubblici, impoverendoli a favore di quelli privati, come sta facendo la ministra Gelmini nella scuola.
Ciò vuol dire assumere come unici interlocutori i compiacenti e collaborativi sindacati di stato (Cgil, Cisl, Uil, magari con l'aggiunta dell'Ugl), negando ai sindacati di base, ma soprattutto ai lavoratori in prima persona, la possibilità di essere realmente rappresentati.
Come difendersi?
Opporsi a tutto questo è sempre più necessario. Sono in gioco, sempre più, le condizioni di vita nostre e di milioni di lavoratori, se non addirittura quelle di una semplice sopravvivenza.
Non possiamo dunque che ribadire gli obiettivi minimi di una lotta generalizzata che più volte abbiamo enunciato:
DIFESA DEI SALARI TRAMITE AUMENTI SGANCIATI DALLA PRODUTTIVITA' E DALLO STRAORDINARIO
DIFESA DELLE PENSIONI E GRATUITA' ED EFFICIENZA DEI SERVIZI SOCIALI
SICUREZZA SUL LAVORO AFFIDATA AL CONTROLLO DIRETTO DEI LAVORATORI E NON A LEGGI FANTASMA
ASSUNZIONE A TEMPO INDETERMINATO PER TUTTI I LAVORATORI PRECARI E IN NERO che sono la nostra piattaforma rivendicativa per lo:
SCIOPERO GENERALE DEL 17 OTTOBRE INDETTO DAL SINDACALISMO DI BASE
MA CHE NON DEBBONO ESSERE DISGIUNTI DALLA PRESA DI COSCIENZA CHE UN'ALTRA SOCIETA' E' POSSIBILE;
UNA SOCIETA' DOVE FINANZA E CRISI, PROFITTI E SPECULAZIONI, SFRUTTAMENTO E MISERIA, CAPITALISMO E AUTORITA' NON ABBIANO CITTADINANZA;
UNA SOCIETA' DI LIBERI E UGUALI, FONDATA SU UNA ECONOMIA DEI PRODUTTORI, SULLA SOLIDARIETA' E SUL MUTUO APPOGGIO.
CERTO OGGI PUO' SEMBRARE UTOPIA, MA SE LA CONSAPEVOLEZZA DELLA SUA NECESSITA' SI ESTENDERA', GIA' DOMANI POTREBBE NON ESSERLO PIU'.
USI Liguria October 09 solidarietà al compagno toninoIl gruppo Anarchico Gaetano Bresci esprime tutta la sua solidarità al compagno Tonino, ritenendo il provvedimento cautelare a suo carico solo un atto intimidatorio nei confronti di quanti lottano e dedicano la propria esistenza per difendere diritti, territorio e soprattutto libertà. Come sempre il potere istituito, sedicente democratico, dimostra di essere terrorizzato dalla forza e dalla volontà di emancipazione del popolo. Tralasciando la questione dei tanti provvedimenti caduti a pioggia su coloro che hanno partecipato ai motti di pianura senza distinzione di movente ideologico (Tonino è un compagno anarchico, e certamente è lontano dalle logiche mafiose che hanno "messo il cappello" sul movimento) non resta che trarre una sola conclusione: Terrorizzato dalla forza rivoluzionaria di chi prende coscienza di sè e scende in piazza a dimostrare che è arrivato il momento di porre fine a questa supina sottomissione al potere, Lo Stato crede di poter intimorirci con questi dimostrativi atti repressori, ignorando la nostrà volontà di morire piuttosto che arretrare. SOLIDARIETA' A TONINO E A QUANTI LOTTANO PER DIFENDERE IL PROPRIO TERRITORIO!!! Movimento Anarchico Gaetano Bresci -pignataro maggiore- October 08 comunicato unicobas- COMUNICATO STAMPA DEL 7 OTTOBRE 2008 –
IL GOVERNO SFIDA IL MONDO DELL’ISTRUZIONE, ESPRESSOSI PLEBISCITARIAMENTE COL NOSTRO SCIOPERO DEL 3 OTTOBRE E NELLE PIAZZE CONTRO LA GELMINI, QUINDI BLINDA E FA PASSARE IL DECRETO CHE AFFOSSA LA SCUOLA PUBBLICA
Una vergogna per il Paese: con la fiducia su questo decreto si procede verso lo smantellamento della scuola elementare (quinta nel mondo per qualità), negando ad una società quantomai complessa e multietnica la risorsa del tempo pieno. D’ora in avanti verranno garantite solo 24 ore settimanali, rendendo assolutamente precario l’ottenimento dell’offerta formativa nel pomeriggio. Le famiglie meno abbienti e con entrambi i coniugi che lavorano verranno spinte verso le scuole private, oppure verrà proposta loro una sorta di dopo-scuola comunale (magari a pagamento), dove al posto dell’unitarietà didattica del tempo pieno troveranno il più delle volte un contrattista non abilitato incaricato di far fare agli alunni i “compitini” assegnati loro dal “maestro unico” della mattina. Torniamo al dopo-guerra, quando i maestri abilitati erano pochi, ma questa volta solo per fare cassa a scapito del futuro del Paese, tagliando 87.500 cattedre e 40.000 posti di amministrativi, tecnici ed ausliari. Viene così eliminato del tutto il diritto all’assunzione maturato da centomila precari già utilizzati (e sfruttati) da 10 o 15 anni su cattedre e posti vacanti sui quali non s’è dato luogo ad assunzioni. Una vergogna anche per certa “opposizione” e per il resto del mondo sindacale della scuola, il quale, perché connivente (SNALS, UIL, Gilda), o per mera politica di bottega (CGIL e COBAS), pur di fronte ad un’emergenza ed un’urgenza così drastica ed impellente, ha preferito tergiversare piuttosto che scioperare e manifestare con noi il 3 ottobre scorso, quando, invece del (pur molto significativo 20%) avremmo potuto insieme superare agevolmente (almeno) il 60% di adesioni! La maggior parte di queste organizzazioni, ora, come i galli di Renzo, non sanno ancora se e quando scioperare, mentre i COBAS si sono interstarditi sulla data del 17 ottobre, proclamata a giugno con sindacati del pubblico impiego e dell’Alitalia per il general-generico mondo del lavoro mentre la scuola sta subendo l’attacco più pesante della storia repubblicana. Dovevano mobilitare i propri iscritti PRIMA che il decreto venisse approvato: partoriranno invece, forse, il topolino di un’azione di sciopero fuori tempo massimo. D’ora in avanti la loro immagine è definitivamente compromessa in categoria. Questo decreto nefando apre peraltro la strada all’affossamento definitivo anche del resto della scuola pubblica italiana. Le altre trovate di Tremonti, ministro unico, e dell’esecutrice Gelmini, sono infatti la trasformazione della scuola dell’Infanzia in una succursale degli asili-nido (con l’obbligo di tenere alunni la cui bassissima età è fuori-targhet), l’eliminazione del tempo prolungato alle medie, la riduzione di una parte dei licei a 4 anni, il taglio drastico delle ore per materia su saperi forti (storia, geografia sociale, lettere...) essenziali per lo sviluppo del sapere critico, il taglio di quasi la metà del tempo scuola negli istituti Tecnici e Professionali, posti, con la libertà d’insegnamento, “a servizio” dell’impresa. Il tutto varrà il taglio di altre 80.000 cattedre e 20.000 posti ATA e, contrariamente rispetto alle asicurazioni di Berlusconi, la mobilità per il 12% del personale. E non è ancora tutto. Quello che la Gelmini non dice è scritto a chiare lettere nel disegno di legge firmato per il Governo dall’On. Valentina Aprea: ridicolizzazione dello specifico professionale e valutazioni impiegatizie effettuate discrezionalmente dai dirigenti scolastici a danno dei docenti (dirigenti che, previa abolizione dei concorsi, assumeranno discrezionalmente il personale); trasformazione delle scuole in “fondazioni”, rette da aziendalistici consigli di amministrazione e progressivamente alienate dal patrimonio pubblico (eliminazione dei consigli di istituo, oggi presieduti da un genitore). Di queste cose non parla nessuno, perché anche certa “opposizione” appoggia la trasformazione definitiva dei docenti in travet ed avversa invece l’unica strada per una scuola di qualità: l’aggancio all’Università, fuori dal pubblico impiego (e dal campo di vigenza del DL. 29/93, trappola introdotta con l’ausilio dei Confederali che ha ridotto i docenti italiani pressoché all’ultimo posto fra le retribuzioni scolastiche europee). Stefano d’Errico (Segretario nazionale – cell. 3355272588) DA UNICOBAS:VERGOGNA, PASSA IL DECRETO SCUOLA
UNIcobas Scuola Sede nazionale: V. Tuscolana, 9 - 00182 Roma Tel., segr., fax: 0670302626 unicobas.rm@tiscali.it - http://www.unicobas.it
October 02 il caso di Emmanuel FosterRIPRODUCIAMO COMUNICATO SINDACALE PERMENSE GIUNTOCI DAL TAM TAM ON-LINE SULLA GRAVE VIOLENZA SUBITA A PARMA
La gravità di quanto accaduto a Parma nei confronti di un giovane studente ghanese, Emmanuel Foster è tale che non ci si può fermare alla semplice denuncia.
Assistiamo ormai periodicamente all'affiorare di episodi di brutale violenza, sfruttamento e razzismo che colpiscono i migranti che attraversano questa città vetrina. Il clima di odio razziale e di violenza che si vive in città è responsabilità diretta del Sindaco Vignali, tanto impegnato ad alimentare l'ossessione sicurezza, tanto poco impegnato a costruire politiche sociali degne di questo nome. Questo razzismo attraversa ormai tante città d'Italia, promosso dalla legge Bossi-Fini e dal più recente pacchetto sicurezza che favorisce l’equiparazione di migranti e criminali, mentre nulla fa per i permessi di soggiorno che non vengono rinnovati, per le case che è impossibile affittare, per i ricongiungimenti impossibili da ottenere. A Parma come altrove questo razzismo si ammanta del più becero perbenismo di amministratori incolti e gretti la cui unica preoccupazione è quella di offrire una città “ordinata” al crescente malessere sociale che colpisce in primis i lavoratori e le lavoratrici aggrediti da una condizione di precarietà fatta di bassi salari e di sfruttamento intensivo sul lavoro che si estende a macchia d'olio. Un razzismo che è tuttavia utile alle tante imprese che possono così beneficiare di uomini e donne facilmente ricattabili grazie alle vergognose leggi sull'immigrazione che legano rigidamente il permesso di restare in questa poco accogliente nazione all'esistenza di un contratto di lavoro. Ciò è ancora più clamoroso se si pensa che Parma è una città che, con la stessa facilità con cui ha rimosso il clamoroso crack finanziario di Parmalat, di cui le responsabilità sono bianchissime e italianissime, si appresta a costruire un nuovo mostro inutile, la metropolitana, con dei costi sociali enormi. Una città governata con il manganello e il fischietto che non perdona chi si macchia di atti ignobili come gettare mozziconi di sigaretta e lattine per terra o guidare la bicicletta usando il telefonino, ma è clemente con i grandi interessi economici e finanziari. La condizione di paura e di ricatto in cui pretendono di ricacciare i migranti e le migranti di questa città non può essere in nessun modo tollerata, né taciuta. Occorre costruire una risposta immediata,di mobilitazione contro le politiche repressive di quest'amministrazione. A partire dai lavoratori e dalle lavoratrici migranti, dalla loro necessità di riprendersi la parola, per discutere e organizzare le risposte più adeguate a questa situazione sempre più opprimente. Una mobilitazione in grado di connettersi al mondo del lavoro in generale, di parlare alla condizione dei lavoratori e delle lavoratrici italiani/e proprio perché la condizione del lavoro migrante è usata da “lor signori” per rendere tutti i lavoratori ricattabili, flessibili, precari, pronti a rispondere ai bisogni dell'impresa e del mercato. Per queste ragioni il prossimo 18 ottobre vogliamo costruire una grande assemblea operaia dei lavoratori e delle lavoratrici migranti metalmeccanici di Parma. Parma,2 ottobre 2008 Sergio Bellavita segretario generale Fiom-Cgil Parma September 29 documento finale del 70° consiglio dei delegati FDCARicostruire e radicare nel tessuto sociale e territoriale idee e
percorsi di critica e lotta anticapitalista Come sempre, l’azione combinata degli Stati e del capitalismo internazionale diffonde insicurezza e miseria tra le classi lavoratrici, instabilità e terrore tra i popoli, colpendo in maniera tale da indurre uno stato perenne di crisi che ha il solo scopo di impedire qualsiasi riorganizzazione di una opposizione anticapitalista ed antimperialista e qualsiasi progettualità di liberazione e di solidarietà a livello dei singoli paesi ed a livello internazionale. Lo stato di guerra, che muove ormai eserciti ovunque gli interessi imperialisti confliggono, (come di recente nel Caucaso), porta morte e distruzione tra popoli resi nemici da materie prime e corridoi energetici su cui non hanno alcun potere decisionale e da cui non riceveranno alcun beneficio, salvo l’appello nazionalista del presidente e delle élites di Stato che sono stati chiamati a votare ed a cui hanno delegato la loro vana speranza di benessere. Il sisma finanziario che sta facendo crollare storiche cittadelle del capitalismo, ramificandosi tra gli istituti bancari e finanziari mondiali, porta impoverimento e miseria tra decine di milioni di lavoratori messi sul lastrico da banche ed agenzie di credito, su cui non hanno alcun potere decisionale e da cui non riceveranno alcuna restituzione dei loro risparmi o piccoli investimenti, salvo l’intervento degli Stati teso a salvare non il risparmio popolare ma quello stesso sistema che essi hanno alimentato (vedi la Federal Reserve, la quale mentre si distribuivano mutui a pioggia ed il prezzo degli immobili raggiungeva quotazioni fuori dalla realtà, anziché frenare procedeva ad una riduzione continua dei tassi d'interesse portandoli sino all'1%, per paura che il mercato dei mutui e degli immobili subissero una contrazione ed il gioco venisse scoperto). Lo Stato, quindi, non è affatto il salvatore che ci protegge dal capitalismo malato, dopo averne garantito la rapacità e la voracità, bensì garantirà liquidità monetaria alle istituzioni capitalistiche, prendendola dalle sue casse (cioè i soldi dei contribuenti, almeno di quelli che pagano le tasse). Il neoliberismo –come si sa- ha sempre contato sull’intervento dello Stato…, sulle privatizzazioni dei gioielli pubblici o sulla loro quotazione in borsa, come sul prestito per sostenere la metamorfosi necessaria alle banche di investimento per diventare banche commerciali, quindi abilitate a mettere le mani nei depositi dei clienti! E lo stesso Stato italiano -dalla privatizzazione con spezzatino di Telecom allo scippo del tfr nei fondi pensione (il Fonchim dei chimici e il Cometa dei metalmeccanici hanno in portafoglio obbligazioni Lehman Brothers per importi pari rispettivamente a 3.650.000 euro e 3.850.000, ed anche se l'incidenza sul patrimonio è dello 0,2%-0,1%, è evidente che di fronte ad ulteriori fallimenti tale percentuale aumenterà), alla svendita di Alitalia e lavoratori compresi- ha dimostrato invariabilmente la sua alleanza col grande capitale finanziario, con scelte sottratte a qualsiasi controllo da basso, senza che i lavoratori avessero potuto esercitare il controllo ed il potere decisionale sul loro posto di lavoro, sul salario e sulla pensione. L’azione combinata del governo di destra e del padronato sta irrigidendo le relazioni industriali, sta sigillando in una dimensione repressiva ogni istanza di opposizione sociale alle scelte di politica economica e sociale. In Italia, infatti, siamo di fronte ad un evidente *deperimento dei livelli di democrazia nel paese*, le cui espressioni sono rinvenibili a livello istituzionale e sociale: - nella concentrazione di potere nell’esecutivo, con conseguente tendenza autoritaria tramite il ricorso usuale ai decreti legge ed alla delegificazione - nel declino del potere legislativo del parlamento a semplice esercizio di ratifica dell’operato del governo e delle decisioni prese nelle alte stanze del potere, dove avviene la collusione e la connivenza tra l'esecutivo e le varie oligarchie economiche e la ricomposizione degli interessi dei vari settori della borghesia italiana - nell’attuale uso del parlamento contro il potere giudiziario - nella distruzione della rappresentanza delle minoranze a favore dell’omologazione degli interessi borghesi. Questa situazione ha di fatto reso marginale la strategia parlamentare come strumento di emancipazione delle classi popolari e reso evidentemente inutile la rincorsa alla rappresentanza degli interessi dei lavoratori per via elettorale e/o governativa. La dualità di poteri sul territorio determinata dall’espansione del potere amministrativo e del ricorso alla sussidiarietà verticale (UE) e orizzontale su regioni e macroregioni che indirizzano gli assetti economico-finanziari-occupazionali- dei servizi, laddove allo Stato restano da gestire le compatibilità di Maastricht e le contraddizioni sociali che ne derivano, conduce di fatto ad impedire la possibilità di organizzazione e partecipazione dal basso, sia in fase propositiva che vertenziale. *Il deperimento della democrazia e della partecipazione colpisce anche il mondo sindacale *attraverso** - la modifica degli assetti e dei rinnovi contrattuali senza consultazione preventiva dei lavoratori - l’emarginazione delle minoranze interne alla CGIL - l’emarginazione dell’opposizione sindacale di base Le riforma della contrattazione imposta da Confindustria punta ad accelerare questi processi spingendo per il pieno coinvolgimento del sindacato nella logica d’impresa (dai minimi tabellari nel CCNL all’indice di inflazione previsionale depurato, dalla durata di 3 anni dei contratti al congelamento del diritto di sciopero per 7 mesi durante le vertenze, dagli enti bilaterali alla contrattazione decentrata al ribasso) e per la decontrattualizzazione di fatto di migliaia di lavoratori delle pmi, dove il sindacato non è presente. In cambio della concentrazione e blindatura a livello verticistico della contrattazione e della scomparsa del suo carattere collettivo, universale e solidaristico, al sindacato vengono offerti enti bilaterali e garanzie di sopravvivenza, cercando di costringerlo a accellerare il percorso già in atto di trasformazione in agenzia di servizi. Il regime sanzinatorio per chi violasse le regole imposte dal documento di confindustria vuole siglare la fine di ogni autonomia delle organizzazioni sindacali e di qualsiasi azione dal basso nei posti di lavoro. Ma il deperimento della democrazia si manifesta anche attraverso la riduzione degli spazi di partecipazione grazie all’implementazione di: - politiche razziste che puntano alla persecuzione e criminalizzazione degli immigrati - politiche autoritarie che pretendono di risolvere con la forza le contraddizioni ambientali e di gestione del territorio, sia a scala locale (rifiuti, cave ecc) che a larga scala (basi militari, nucleare e energia in genere) - politiche di riduzione del reddito e induzione all’indebitamento che aumentano la ricattabilità della classe lavoratrice, spingendo alla ricerca di soluzioni individuali (aumento della produttività, doppio lavoro, straordinari, lavoro dopo la pensione) di fronte all’indebolimento e allo svuotamento delle contrattazioni collettive e delle lotte sindacali - politiche di distruzione della sfera pubblica e sociale, dalla scuola ai trasporti, dalla sanità alla previdenza. Anche il rigurgito del fascismo contribuisce alla riduzione degli spazi di democrazia colpendo e criminalizzando ogni minoranza etnica, di genere, politica. Infine l’attacco alle libertà etiche colpisce il diritto all’autodeterminazione riproduttiva, relazionale, di cura e di comportamenti individuali. Di fronte alla finzione della democrazia istituzionale, alla recinzione della democrazia sindacale, alla democrazia passiva nella società, occorre rilanciare la democrazia di base e dal basso, la democrazia diretta nel paese attraverso: - la difesa e la creazione di spazi collettivi di base, autogestiti, di confronto e di decisionalità nel territorio e nei posti di lavoro. - a livello politico si tratta di costruire relazioni tra organizzazioni, militanti ed attivisti, sulla base dell’auto-organizzazione, della reciproca legittimazione e della parità di rapporti, al fine di contribuire allo sviluppo dell’opposizione politica e sociale nei territori contro le scelte legislative, amministrative ed economiche che sostengono il neoliberismo. A tal fine è opportuno individuare filoni di lotta unificanti; è utile costruire reti antifasciste, antirazziste, antisessiste; coordinamenti ed associazioni di base che favoriscano la partecipazione popolare e di attivisti della lotta di classe, lo sviluppo di vertenze e di rapporti di forza alla base nel territorio; - a livello sindacale si tratta di sostenere un processo di aggregazione dell’opposizione interna alla CGIL, che parta dai luoghi di lavoro, dai delegati e dalle RSU; - di sostenere i processi di aggregazione sindacale, i più ampi possibili, del sindacalismo di base a partire dai luoghi di lavoro e dal territorio; - di costruire strutture autogestite sul territorio di confronto e di elaborazione, di controinformazione e di mobilitazione sindacale, trasversale alle singole appartenenze sindacali. - Di difendere il contratto collettivo nazionale collettivo di lavoro, il suo stretto rapporto con la contrattazione decentrata, di garantire gli spazi di democrazia e di decisionalità dei lavoratori nei luoghi di lavoro Per il protagonismo degli sfruttati e degli oppressi, per l’autonomia degli interessi immediati delle classi lavoratrici: ricostruire e radicare nel tessuto sociale e territoriale idee e percorsi di critica e lotta anticapitalisti; accumulare, formare e federare istanze ed esperienze potenzialmente rivoluzionarie per un progetto di società solidale e comunista, autogestita e libertaria. 70° Consiglio dei Delegati della FdCA Cremona, 27 settembre 2008
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